Chirurgia estetica: boom di richieste per il naso reale di Kate Middleton

Autore: Redazione

Punte morbide, con contorni meno squadrati e tempi rapidi di guarigione sono gli ultimi dettami della rinoplastica. Le nuove tecniche garantiscono risultati molto positivi.

Kate Middleton, icona di stile. Ma non solo per moda e portamento: oggi le donne chiedono di avere anche il ‘suo’ naso, tanto da diventare nel Regno Unito la procedura estetica più richiesta fra la popolazione femminile. Non meno sensibili sono le italiane: cresce in maniera esponenziale la ‘punta alla Kate’ e il naso con profilo diritto o “aristocratico”, con picchi fino all’80%, a sfavore di nasini alla francese o riduzioni eccessive della gobba.

Cambiano così, influenzati dai guru della moda e dai fashion makers, anche i canoni estetici del naso: dai presupposti di rigidità, imposti dalla Scuola di Dallas (la più importante negli ultimi vent’anni in tema di chirurgia plastica) con punte triangolari, affilate e supportate da innesti strutturali (cartilaginei) prelevati dal setto nasale o dalle costole, si passa a una punta morbida, con contorni meno squadrati e una naturale flessibilità. E, con essa, si evolvono anche le tecniche: procedure sempre più mini-invasive, con incisioni limitate, suture indirizzate solo ad alcune subunità estetiche e a microinnesti di cartilagine per ricreare un gioco di luci e ombre che renda la punta ‘attraente’.

Quasi azzerati i tempi di recupero – da 8 a 10 giorni al massimo per ritornare alla vita sociale, riduzione di traumi, gonfiori e cicatrizzazioni post-operatorie – e massime percentuali di soddisfacimento. Limitati i casi di revisione a distanza, circoscritti esclusivamente al 10% degli interventi complessi o ad imprevedibilità operatorie. Mininvasività è la parola chiave anche per interventi più importanti (patologie o disfunzioni respiratorie, ricostruzione strutturale dello scheletro nasale, chirurgia di revisione) grazie alla ‘rinoplastica ibrida’, una tecnica che combina i vantaggi della chirurgia aperta (con incisione della cute esterna per consentire una visione a cielo aperto dello scheletro del naso) con quella chiusa (con incisioni interne al naso, dunque senza alcuna cicatrice esterna evidente), la quale ha ridotto del 30% i rimodellamenti successivi ad un primo intervento e migliorato del 15% gli esiti finali. Preferiti dalle donne anche trattamenti estetici non chirurgici di rimodellamento del viso con un incremento pari al 250% del botox, con effetti di ‘subliminal difference’, seguito da filler, laser, microdermoabrasione e peeling chimici. Se ne parlerà a Milano, a partire da domani, in occasione della 7th Edition dell’International Biennal Masterclass.

“Gli approcci mini-invasivi per il rimodellamento della punta – spiega Pietro Palma, Co-Direttore del Congresso, Presidente dell’European Academy of Facial Plastic Surgery e Dirigente Medico del Dipartimento di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Testa-Collo, Università dell’Insubria Varese - hanno alle spalle uno studio preoperatorio estremamente sofisticato dell’anatomia e dell’estetica della punta, tale da permettere una valutazione con precisione millimetrica dei vari steps della procedura. Scopo è infatti ottenere risultati più soffici, con contorni meno squadrati che non alterino le strutture di supporto naturali della punta, ma che ricreino un gioco estetico di concavità e convessità (luci e ombre) che determina l’unicità della punta su un particolare viso. Modalità che, unite alla richiesta di tempi di guarigione rapidi, impongono al chirurgo una abilità sempre più raffinata e un vasto repertorio di tecniche a disposizione per soddisfare le aspettative del paziente, rispettando la differente anatomia di ciascun volto”.

Il segreto della moderna rinoplastica è dunque quello di minimizzare il più possibile l’imprevedibilità dei risultati delle manovre, grazie all’esecuzione di interventi millimetrici. “I risultati, nella stragrande maggioranza, sono positivi. Solo in casi di particolare complessità dell’intervento o di fenomeni imprevedibili nel postoperatorio (10%) richiedono una revisione a distanza. La percentuale di soddisfazione ‘estetica’ con queste tecniche – continua Palma – è molto buona, superiore ad ogni altra: gli interventi sono tutti graditi alle pazienti, con almeno l’80% classificabili come ‘totalmente graditi’”.

In queste situazioni di complessità o di revisione aver adottato tecniche mininvasive fa la differenza, poiché consente di lavorare su una struttura il più vicino a quella naturale e sulla quale non si è agito in maniera aggressiva e destruente. Il tutto a vantaggio, soprattutto in caso di primo intervento, di un abbattimento dei tempi di recupero, limitati a 8-10 giorni al massimo, e alla riduzione di gonfiori e edema post-operatori.

"Le procedure cosmetiche oggi attuate in rinoplastica - dichiara Daniel Becker, professore di chirurgia plastica facciale presso la University of Pennsylvania - consentono di ottenere risultati estetici naturali che si armonizzano con le fattezze del viso del paziente, migliorandone la bellezza complessiva. Questi esiti sorprendenti sono dovuti a un miglior intendimento del senso della bellezza di uno sguardo naturale, ad una maggiore consapevolezza dell'anatomia del volto sottostante e dei suoi processi di guarigione, ma anche al miglioramento di attrezzature e tecniche chirurgiche divenute più raffinate. Progressi che hanno permesso ai chirurghi l’adozione di una chirurgia più fine, e ai pazienti di ottenere un risultato estetico migliore, con un recupero più rapido e una riduzione degli effetti collaterali. Sono sempre più rari in rinoplastica i casi di lividi anche solo dopo 5 giorni dall’intervento chirurgico. Ulteriori innovazioni verranno presentate al Masterclass, tra cui una ricerca effettuata dall'University of Pennsylvania, che ha dato nuove indicazioni sulla scelta del migliore strumento per ridurre le microfratture nasali e che ha già trasformato la metodica di esecuzione della tecnica da parte di molti chirurghi”.

“Oggi le procedure estetiche non chirurgiche - dichiara Steven Dayan, Professore all’University of Illinois & Depaul University di Chicago – sono in grado di migliorare la perdita di volume, la struttura della pelle, la comparsa di rughe e la forma del viso con tempi di inattività e rischio minimi. Gli effetti più evidenti sono dati dalla tecnica definita ‘Subliminal Difference’ che deve il nome all’impercettibile ma significativo miglioramento dell’aspetto con un esito finale di estrema naturalezza, difficile da individuare da un occhio poco esperto. Importanti sono le ripercussioni anche psicologiche – la persona si sente più attraente – ed il miglioramento della qualità della vita. La procedura si attua con l’iniezione intradermica di tossine in punti ‘strategici’ del volto con cannule dalle punte arrotondate, seguita da un modellamento manuale che rende visibili i risultati in pochi minuti: acquisizione di un aspetto naturale, rilassamento delle linee di espressione tra le sopracciglia ed una maggiore apertura dello sguardo senza gli effetti collaterali correlato alla chirurgia estetica, quali edemi importanti e gonfiori. Nella maggior parte dei casi è possibile il ritorno immediato al domicilio e alle normali occupazioni che contribuiscono ad aumentare il soddisfacimento generale della metodica. La tecnica può essere utilizzata anche per correggere alcuni tra i più comuni difetti cutanei, quali la dimensione dei pori, l’acne o la rosacea, con una notevole riduzione degli arrossamenti cutanei e delle irritazioni”.

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