Pigrizia: dipende dai geni

Uno studio ha dimostrato che ue geni necessari per la produzione dell'enzima AMP chinasi (AMPK) controllano la quantità di energia a disposizione.

La pigrizia è scritta nei geni: a giungere a questa conclusione è il gruppo di ricerca di Gregory Steinberg della McMaster University di Hamilton (Canada) che in uno studio pubblicato da Proceedings of the National Academy of Sciences ha dimostrato, nei topi, che due geni necessari per la produzione dell'enzima AMP chinasi (AMPK) controllano la quantità di energia a disposizione.

I topi che hanno "partecipato" alla ricerca erano di due tipi. Da un lato, animali caratterizzati dalla presenza di entrambi questi geni funzionanti, in grado di correre su una ruota tanto da percorrere un chilometro in 20 minuti. Dall'altro, topini in cui mancava l'attività di tutti e due i geni che, invece, riuscivano a sostenere un'andatura veloce per un massimo di 40 minuti.

Proprio in base a queste differenze nelle performance atletiche dei topi i ricercatori sono giunti alla conclusione che chi produce grandi quantità di AMPK ha più energia da spendere. In caso contrario la stanchezza sopraggiunge quasi subito.

Nell'uomo l'AMPK promuove l'aumento del numero dei mitocondri, le “batterie” che consentono di produrre energia dal cibo. Ma un eventuale difetto genetico che porti all'assenza di questo enzima non giustifica i pigroni: secondo gli autori, infatti, la sua produzione può essere stimolata proprio dall'esercizio e, quindi, sforzarsi di mettersi in moto aiuta a combattere alla radice la voglia di far niente.

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