Cosa fare quando si porta a casa un gattino?

Quando il nostro piccolo amico arriva a casa per la prima volta è necessario avere alcuni accorgimenti per farlo sentire a suo agio.

I gatti sono animali di un'intelligenza fenomenale già dai primissimi giorni di vita. Dotati di un istinto fuori dal comune, godono volentieri della compagnia dell'uomo, pur essendo la loro natura libera e selvaggia. Portare a casa un gatto vuol dire dirgli "questa è casa tua", dato che il gatto tende - un po' come tutti gli animali - a stabilire una certa territorialità: in realtà è lui l'ospite, ma bisogna farlo sentire a suo agio onde renderlo felice e farlo vivere bene nella sua nuova casa, specialmente quando è piccolo.

L'esperienza con la mia prima gattina - quella sopravvissuta... - mi ha insegnato molto, ma molto mi hanno insegnato anche vari forum e blog, nonchè piccole e semplici brouchure con dei buoni consigli che sono qui a trasferire ai lettori.

Per prima cosa fargli conoscere pochi ambienti. La visione intera della casa, specialmente se si tratta di una casa medio-grande, può far sentire il gatto spaesato; è bene quindi farlo familiarizzare prima per qualche tempo con gli ambienti "che dovrà vivere di più" e lasciarlo sulle spine relativamente alle "stanze no-limits", tipo le camere da letto, sgabuzzini, piuttosto che saloni ed altre stanze dove, per altro, potrebbero combinare guai e correre il rischio di farsi male.

L'istinto non porta il gatto solo a capire qual è la ciotola del cibo (generalmente se ne mettono tre: acqua, croccantini e cibo umido), ma - al contrario dei cani - il gatto elege il suo bagno personale, ovvero la lettiera, in cui farà tutti i bisognini. Una volta riempita di sabbia (preferibilmente agglomerante, che assorbe cioè l'urina e ne fa una "pallottola"), prendere il gatto e metterlo lì, aspettando cosa fa: 99 su 100 entra, fa le sue cose ed esce, capendo che "quello è il bagno".

Da bravi snob, nonchè da "personcine pulite", i gatti non amano che il cibo e la lettiera siano vicini: è possibile tenere ciotole e lettiera nella stessa stanza - generalmente si sceglie il bagno, o meglio la cucina - ma a debita distanza, in modo che anche loro abbiano bagno e "sala da pranzo".

Ultima nota: i gatti sono curiosi e da piccoli molto vivaci. E' possibile vederli sfrenarsi e poi, come se qualcuno spegnesse loro l'interruttore, addormentarsi di colpo. Nella fase di gioco dei primi giorni/mesi di vita, i gatti possono combinare guai, o comunque "fare quello che non devono fare". Devono essere sgridati tempestivamente, altrimenti - anche dopo pochi attimi dalla marachella - non capiscono più che la ramanzina viene loro fatta per averne combinata una.

A proposito di questo, è bene procurare loro dei giochini (palline, topolini e cosi via) ed anche un graffiatoio per evitare che utilizzino mobili e divani per affilarsi le già taglientissime unghiette.

Sgridandoli non si deve essere troppo severi: bisogna intonare, ad esempio, un "Ah ah ah, non si fa!" detto con tono moderatamente rigido; quindi prenderli, portarli in una zona a loro dedicata (ad esempio vicino al graffiatoio, ma non vicino al cibo o prenderanno la marachella per qualcosa per la quale avere un premio), accarezzarlo ed intonare un tranquillizzante "Bravo, bravo..." atto a far capire lui (o lei, insomma) che quello è il suo posto.

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